Una mattina di ordinaria follia

In primavera, quando la temperatura non scende più  sotto ai 16° C  nemmeno la notte, le larve di molte specie di  libellule arrivano alla fine del loro stadio di sviluppo:  poco prima dell’alba escono dall’acqua, si arrampicano su una canna, uno stelo d’erba, e dopo un  po’ il dorso si spacca. Dalla fessura emerge l’immagine,  ossia l’insetto adulto in tutto il suo splendore.
E’ un momento magico e delicato. La libellula appena emersa è del tutto indifesa finchè l’emolinfa (il suo sangue) non ha completamente riempito le nervature, distendendo le ali e finché la temperatura corporea non è salita abbastanza da aumentare il metabolismo fino a permettergli di usare i muscoli alari e prendere il volo. Fino  a quel momento l’insetto è quasi incapace di muoversi, esposto a  qualsiasi rischio.
Per il macrofotografo è un un incontro ricco di emozione e di opportunità.
Il racconto di questo momento che ci ha donato Raffaele è fra i più sinceri, intensi ed entusiastici che abbia mai letto ed in perfetta sintonia con quello che provo io in queste occasioni: meraviglia stupore e rispetto.

Silvio Renesto

Lo sappiamo tutti quando usciamo la mattina presto, prima dell’alba, con il caldo, con il freddo, con l’umidità: non c’è alcuna certezza di portare a casa uno scatto decente. Ma continuiamo a farlo lo stesso, per passione, per tenacia, per cocciutaggine, per amore. Poi capitano le giornate dove tutto può succedere e quando succede sentiamo una strana sensazione, di gioia infantile mista ad euforia. La macchina scompare tra le nostre mani, diventa un tramite attraverso il quale facciamo fluire immagini che rimbalzano dal cervello al cuore. Ecco, stamattina per me è stata una di quelle speciali. Uscito di buon’ora da casa (l’alba prevista alle 6) mi ritrovo nel capanno alle 6 in punto. Calma piatta. Verso le 7 un falco tira su un pesce e mentre se ne va viene insistentemente importunato da un gabbiano che vuole rubargli la colazione, nonostante i 3200 iso la D300s non riesce a convincere il Sigma 400 moltiplicato 1.4x ad evitare il mosso… “va be’ tornerà” mi dico.

 

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Nel frattempo i cannareccioni cominciano a riempire l’aria con il loro sgraziato richiamo. Mentre seguo uno di questi che mi passa sotto al capanno, mi accorgo che proprio ad un paio di metri c’è una libellula che attende di riscaldare i motori per partire “Oh, finalmente! La prima libellula dell’anno”. E scatto qualche foto tanto per documentare e attendere il falco.

 

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Attendo un altro po’; in lontananza due (2!!!) coppie di svassi mettono contemporaneamente in scena la parte iniziale del corteggiamento… un po’ più vicino proprio no eh?
Verso le 8 inizio a convincermi che la giornata sarà insulsa come il cielo velato e caldo di scirocco. Stanco di scattare per passare il tempo penso fra me e me “quasi quasi vado all’altro capanno, sul pontile, per vedere se c’è qualche altra libellula”.

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Arrivato al capanno vedo sulla sinistra di lato una libellula, mi immobilizzo e poggio il treppiedi a terra, metto a fuoco compongo e scatto con il 400 moltiplicato.

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”Decente, magari mi avvicino un po’… per vedere se riesco solo con il 400 senza 1.4x a fotografarla senza farla scappare…”

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”Bella…” non faccio in tempo a staccare gli occhi dal display che noto alla mia destra un’altra libellula… Non credo nella fortuna e comincio farmi venire qualche dubbio… Mentre incredulo comincio a notare ovunque libellule, in un’area di pochi metri ne ho contate almeno quindici, divento preda di una strana euforia. Mi sento come un bimbo al luna park che per l’emozione non sa da quale giostra cominciare e vorrebbere farle tutte insieme! Facendo uno sforzo di autocontrollo inizio a scattare, come di abitudine con le libellule, con molta cautela e circospezione… il 400, per alcune vicinissime, è lungo però… “ma ti pare che adesso si fanno fotografare con il 90?”

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Montato il 90 mi avvicino, neanche troppo lentamente, sporgendomi dal pontile. “Accidenti! Non si è nemmeno mossa!… Quasi quasi mi avvicino un po’…”

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”Mmmmmh… nello zaino ho anche i tubi di prolunga… ma dai, che ti frega! Quando ti ricapita… ci metto quello da 20mm, così non mi avvicino troppo.”

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”Ma… non si muovono!!! Vuoi vedere che stanno uscendo adesso adesso dalla metamorfosi? Probabilmente in giro ci sono le exuviæ ancora attaccate alle canne.”

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”BINGO!” Non potevo crederci! Ho preso il momento esatto in cui moltissimi esemplari di Libellula fulva hanno deciso di uscire dall’acqua per diventare parte del mondo aereo.
Dopo aver capito che questi splendidi esemplari stavano aspettando che le ali potessero sorreggerle in volo ed erano ancora probabilmente “stordite” dal nuovo mondo, ho perso qualsiasi freno inibitore. In due ore ho scattato oltre 500 foto, fatto almeno 8-10 cambi di ottiche, moltiplicatore, tubi di prolunga… ho fatto anche delle foto con il cellulare… ero completamente in preda all’euforia più totale ed in estasi, in alcuni frangenti mi sono ritrovato a parlarmi a voce alta, fortuna che ero solo… Sono riuscito a scattare questo superbo dettaglio di ala con il Tamron 90 e 68mm di prolunga per un rapporto di riproduzione di circa 2:1… per i più curiosi il Tamron 90 con 68mm di prolunga porta l’obiettivo a pochissimi centimetri dal soggetto… comprati per fare foto ravvicinate ai fiori mi sono ritrovato a fotografarci libellule… non riuscivo a crederci… “come è venuta la foto?” vi starete chiedendo, giudicate voi stessi!

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Ah dimenticavo, la foto con il cellulare…

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  1. Alessia

    È bello vedere la passione che ci metti. Sei riuscito a trasmettermi le tue emozioni.
    Alessia.

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